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Lino Lacedelli
Ci sarò anch’io: tornerò lassù, al campo base, ai piedi del K2. Lì lascerò il testimone ai forti alpinisti ampezzani, i miei Scoiattoli. Sarà come incontrare un vecchio amico, una persona cara.
Lino Lacedelli con il nipote Mario, anche lui componente della spedizione 2004.
1954 Lino verso il 9° campo

Lino Lacedelli, cinquant'anni fa, nel 1954, la vetta del K2. A quell'epoca l'Italia attraversava un periodo difficile, si usciva dalla guerra. Cosa significava per voi andare al K2?

Le difficoltà che c'erano in quel periodo erano superate dalla gran voglia di andare su quella montagna. Ancora adesso per un alpinista l'Himalaya è il più grande sogno, figurarsi allora che esistevano solo le spedizioni nazionali. Così quando si è saputo della spedizione italiana al K2 tutti cercavano di fare qualcosa di importante per essere scelti. E io sono stato davvero fortunato, prima perché sono stato scelto, poi perché ho potuto vedere quell'eccezionale piramide, e poi perché sono riuscito ad andre in cima… su quella montagna bisogna avere molta fortuna.

Qual è stata la vostra forza?
Soprattutto la gran voglia di farcela e lÕaffiatamento. E' stato proprio il gran lavoro di gruppo che ci ha permesso di salire in cima. EÕ la cosa più importante: se si lavora in gruppo si riesce perché lÕunione fa la forza.

Purtroppo uno del gruppo, Mario Puchoz, non riuscì, vi aiutò fino ad un certo punto e poi morì. Come avete reagito?
Fu un colpo durissimo. Perdere un compagno in quegli immensi ghiacciai è la cosa più triste che ci sia. Abbiamo capito anche che lì, in Himalaya si può morire per un nonnulla, un banale mal di gola a 6000 metri può trasformarsi in edema polmonare. Il guaio è stato che in quei giorni c'era un tempo infernale. Avevamo una slitta e se il tempo fosse stato buono avremmo potuto portarlo giù, perché abbassandosi di quota forse le sue condizioni avrebbero potuto migliorare… Dopo la morte di Mario, per un giorno intero non sapevamo più cosa fare, non abbiamo dormito quella notte. Poi ci siamo detti: domani andiamo su, lo facciamo anche per Mario. E penso che dall'alto lui ci abbia realmente aiutato.

Da allora cosa è cambiato per un alpinista che vuole salire il K2?
Adesso sono molto preparati, la tecnologia è avanzata moltissimo, mentre allora i mezzi erano quelli che erano. Adesso poi si sa tutto della montagna, a differenza di una volta che non si sapeva niente, o quasi. Quelle che però non cambiano sono le condizioni meteorologiche sempre molto difficili, molto pericolose. Il freddo, il vento, il tempo che cambia improvvisamente… Questo rimane uguale: si deve essere pronti e scappare in fretta quando il tempo cambia.

Tornerà al K2 quest'anno con la spedizione organizzata dagli Scoiattoli di Cortina, il Gruppo alpinistica di cui da sempre fa parte. Perché va ancora al K2?
Per andare a salutare ancora una volta Puchoz, lui è rimasto laggiù. E poi per vedermi ancora quel cono favoloso, per vederlo ancora una volta… penso che i prossimi 50 anni non potrò farlo.

Cosa pensa di dire a questi giovani che tentano di raggiungere quella cima che lei ha salito cinquant'anni fa?
C'è poco da dire perché conoscono ben tutto, posso dare indicazioni sui particolari di alcuni punti pericolosi, come il Collo di bottiglia, il Traverso. E raccomandare che su quelle montagna non bisogna avere fretta, bisogna mettere la quinta ridotta e andare molto, molto, piano per acclimatarsi il meglio possibile: altrimenti non si va su.

Cos'è stata per lei la montagna, una moglie o un'amante?
Per me è stata una moglie perché già da bambino scappavo in montagna, e ancora adesso mi piace andare in montagna. Diciamo che per me è la più grande amica, la grande compagna di tutta la vita che mi ha dato grandi soddisfazioni. Poi in montagna si gode una bellezza che non ha bisogno di tante parole. Ti guardi attorno e vedi tutto quello che è stato creato dal Padreterno, e questa è la cosa più bella che si può avere in montagna, in qualsiasi montagna si vada.

Come mai un'impresa grandiosa com'è stata quella del K2, in questi cinquanta anni spesso e volentieri è stata ricordata solo per le polemiche?
Tutte le grandi imprese hanno avuto degli strascichi, delle piccole cose. Comunque la risposta l'avrà a metà luglio. Abbiamo scritto un libro con le risposte che lei cerca.

Ma per lei, dopo cinquant'anni, è cambiato il K2?
No, la montagna non cambia, siamo noi che cambiamo.

di Ellade Ossola


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