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Lontano dal mare
Un altopiano desertico sorregge il colosso pakistano
Nel grafico l’andamento mensile delle temperature medie (linea rossa), e della quantità di precipitazione (colonne blu) a Skardu, 2215 m, valle dell'Indo, versante meridionale del K2.
Per iniziare una descrizione climatica del Karakorum, niente di meglio che ricorrere alle parole di Ardito Desio che, con l'occhio dello scienziato, formulò un'attenta analisi delle diversità climatiche tra i due grandi massicci asiatici, l'Himalaya e il Karakorum.

Le differenze climatiche fra la catena dell'Everest e quella del Karakorum dipendono anche dalla diversa distanza dal mare. La cima culminante, il K2, dista dal mare 1500 km; l'Everest soltanto 640 km. Ecco perché le grandi foreste che ammantano sino a notevole altezza il versante meridionale dell'Himalaya nepalese mancano sul versante meridionale del Karakorum. [...] Anche il famoso monsone, il vento umido e caldo di sud ovest che porta le grandi piogge nell'India e nell'Himalaya, arriva molto attenuato sul Karakorum; l'umidità si scarica in buona parte sulle catene minori e sugli altipiani che [ne] formano gli avamposti. [...] Il Karakorum è più povero di precipitazioni dell'Himalaya e conseguentemente, anche sotto il limite climatico delle nevi permanenti, è molto brullo e spesso addirittura deserticoÓ.

E i dati meteorologici confermano senz'ombra di dubbio queste considerazioni, visto che a Skardu, posta a 2215 metri di quota nell'alta valle dell'Indo, a circa 100 chilometri in linea d'aria dalla vetta del K2, le precipitazioni medie annuali sono di soli 204 mm, venticinque volte meno degli oltre 5000 mm che si registrano alla base dell'Annapurna. Il modesto apporto pluviometrico di Skardu non corrisponde d'altra parte alle precipitazioni sicuramente più abbondanti che si incontrano nell'interno della catena fin verso i bastioni del K2, dove si stima che, verso quota 5000 metri, tra pioggia e neve cadano valori annui attorno a 1500 mm, comunque sempre assai magri se confrontati con le altre zone della catena.

Il periodo più battuto dal moderato monsone locale è l'inverno, mentre l'estate e l'autunno sono prevalentemente asciutti. La temperatura è improntata a un contrastato regime continentale, con inverno gelido (la media delle minime di gennaio a Skardu raggiunge i -8 °C) ed estate decisamente calda (sempre a Skardu, media delle massime di luglio pari a 31,5 °C). All'aumentare della quota la temperatura scende come di consueto e sulla vetta del K2 si può stimare un valore medio annuo di -27°C, con occasionali punte estreme in inverno che possono toccare i -50°C, associati peraltro a frequenti venti con velocità dell'ordine dei 100 km/h.

Il versante meridionale del K2 dà origine, con i suoi ghiacciai Godwin-Austen e Savoia a uno dei più grandi e spettacolari ghiacciai della Terra, il Baltoro, lungo 57 km e con un'area di circa 800 kmq (il ghiacciaio dell'Aletsch, in Svizzera, il più grande delle Alpi, è lungo circa 20 km e ha una superficie di 86 kmq). Le ineguagliabili fotografie che Vittorio Sella riprese nel 1909 offrono un materiale di studio insostituibile per valutare le variazioni di questi ghiacciai. Recenti studi di Smiraglia e collaboratori indicano tuttavia che la fronte del Baltoro ha subito spostamenti trascurabili rispetto all'enormità della lingua. Ma gli effetti negativi del riscaldamento globale non tarderanno a farsi sentire anche su questi grandi ghiacciai, visto che a Skardu la temperatura media annuale è già salita di 1,4°C dal 1900.

di Luca Mercalli

dal numero di Alp GM 220 – Gennaio 2004 dedicato al K2
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