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09-07-2004
Marco Anghileri. Luci e ombre: la salita e la Vita
Poco prima di avviarsi, da solo, verso il Campo 1 del K2, Marco Anghileri ci ha fatto partecipi di alcune sue riflessioni. .. La Vita, la salita, l'attesa e le prospettive di un grande impegno s'intrecciano, s'aggrovigliano, si dipanano, s'esaltano anche, nella sua mente come in quella degli altri suoi compagni d'avventura... Marco, in questa pagina del suo diario personale, cerca una ragione, trova una strada: la sua

Scendo dalla montagna e, al rientro al Campo base, afferro una sfumata sensazione. Mi accorgo che c’é qualcosa di strano, anzi, sarebbe meglio dire, che manca qualcosa... ma non so cosa. Sistemo lo zaino, mi rilasso. Mangio, bevo per reintegrare il fisico dallo sforzo prolungato degli ultimi tre giorni. Che bello! Sapori di casa, semplici, genuini: grana, prosciutto, poi un po’ di dolce„. vediamo… biscotti alla panna (i "rotondi", come li chiama mio figlio Giulio)“. Mi accomodo su di un sasso piatto che sembra messo lì proprio per aspettare le mie stanche membra. Cerco di trovare una risposta alla sensazione avvertita. Mi sforzo, voglio capire cosa manca. Guardo tutt’intorno, e ascolto le chiacchiere degli amici di spedizione, osservo le loro placide gesta. Sono distratto dalle tenui voci dei coreani che giungono da poco sopra. Li osservo: anche loro impegnati nel far niente o, nella solita e quasi unico rituale, sistemazione del materiale. Più in basso, un forte riflesso dalla tenda di Casa Italia attrae la mia attenzione verso l’imponente spedizione italiana, anche lì stessi movimenti, stesse azioni.

In tutto questo osservare, lentamente trovo un intrinseco ma evidente comune denominatore. Vedo uomini, qui al campo base, praticamente in balia del tempo da far trascorrere. Un tempo che forse li aiuterà a realizzare un’idea, un sogno... la cima. Siamo persone impegnate (si fa per dire) a tirar sera, ad attendere il domani, o il dopodomani, o il dopo ancora che potrebbe tradursi nell’unica azione plausibile: un nuovo viaggio sulla montagna, verso quell’idea, quel sogno, quella cima. La cima del K2, che qui dovrebbe essere tutto, e per molti sicuramente lo sarà… Ma per me, anche a pensarla così, c’é ancora qualcosa che manca, che non va, che non mi torna. Ma cosa?
Rifaccio una veloce panoramica, ascolto i discorsi, mi concentro sulle persone intorno a me. Molti di loro fisicamente sono qui, ma i loro sguardi sembrano altrove. Forse sulla cima? No, sarebbero più vivi, più accesi. Invece rispecchiano nostalgia, pensieri assopiti. Mi fermo, chiudo gli occhi per un attimo... ed eccola! Ecco la risposta Ecco cosa c’è! Pardon, ecco cosa non c’è!

In tutto quel che vedo, in molte persone, in tanti di noi, manca una cosa fondamentale che credo sia anche la destinazione immaginaria degli sguardi. Ci manca la “Vita“, l a nostra “Vita“.
Quello che a casa ci circonda, fra una montagna e l’altra, e che fa parte di noi. La vita quotidiana fatta di tutto un po’, di grandi e piccoli aspetti. L’amore, gli affetti, il lavoro, le abitudini, gli impegni, i semplici e brevi momenti... un caffè con la persona amata, il giretto col figlio, la telefonata all’amico, la spesa al supermercato, la veloce fuga in montagna, e così via all’infinito… chi più ne ha più ne metta. Cose belle che, nella loro naturalezza, ti fanno sentire vivo, ti rendono completo e, di conseguenza, completano l’uomo, l’alpinista che c’é in te. Fanno stare bene, queste cose, ti fanno sognare la montagna e ti fanno godere quando sei in montagna. E qui, forse nel posto più sognato, dove ce ne sarebbe più bisogno, mi accorgo che a molti di noi manca tutto questo, manca quella parte dell’alpinista che si rivela essere la parte migliore, fonte principale d’energia ed entusiasmo.
Rifletto su questo, e pensando a tutto ciò che è stato fatto su queste montagne dagli alpinisti, mi sembra cosa impossibile. Ma è così! Lo vedo chiaro intorno a me e lo sento anche dentro di me, mi conosco.

Da questi pensieri però all’improvviso nasce una considerazione. E’ vero! La nostra “Vita“ ci manca materialmente ma forse, moralmente, é la cosa più forte che si avverte qui attorno, fuori e dentro di noi. Forse é questa cima che sta sopra tutte le cime. Solo così si spiegherebbero tante cose degli alpinisti e degli uomini. Mi giro verso il K2 e nel guardarlo avverto un lampante paradosso. Ripensando agli ultimi giorni trascorsi sulle sue pendici capisco davvero che quello che qui non c’é materialmente, quello che più ci manca, la “Vita“, é stata la spinta principale per superare i numerosi momenti di difficoltà, e credo sarà sempre così per tutto il resto della salita. Potrei dire che la “Vita“ é il “doping”... qualsiasi altra cosa non darebbe la stessa forza.
In un attimo quella mia sfumata sensazione si dilegua dalla mente. Ora é tutto un po’ più chiaro. La magia della “Vita“ funziona ovunque. Quella é la vera cima, quella é tutto, anche qui sotto le più belle cime. Inconsciamente lo sapevo già, ma in questo momento ne sto avendo un’altra conferma.

Come spesso avviene, nello stesso momento in cui ci si priva di una cosa immediatamente ci si rende pienamente conto della sua importanza… E’ semplice… E ora, mi sento anche un po’stupido a non averlo subito compreso. Nello stesso istante mi si apre il cuore a pensare alla meravigliosa e più importante cima che ogni uomo possa raggiungere - la “Vita“, la sua “Vita“-che lo aiuterà sempre nella salita di tutte le altre cime. Il K2, l’Everest, il Makalu’… sicuramente lo faranno sentire un po’ più forte, più soddisfatto, più emozionato e quant’altro, ma saranno solo deboli aspetti che non avranno niente a che vedere con la cima più bella ed anche più difficile che sta salendo o ha già salito... la sua “Vita“, la vera cima.

Marco Anghileri

Marco Anghileri: Neve sul K2. Azione e pensieri (26/06)

Il "punto" sulla salita degli Scoiattoli


 Marco Anghileri

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